L’EFRAG ha pubblicato lo State of Play 2025 Report, un'analisi approfondita sulla prima ondata di rendicontazioni ESG conformi agli European Sustainability Reporting Standards (ESRS). Lo studio si basa sui report di sostenibilità pubblicati da 656 aziende entro il 20 aprile 2025, in linea con la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD). Il rapporto – non vincolante ma altamente indicativo – fornisce una panoramica reale su come le imprese stanno implementando i nuovi standard europei.
Lunghezza e struttura dei report
La lunghezza media dei report si attesta a 115 pagine, con significative differenze tra settori e Paesi. Le imprese del Sud Europa – in particolare Italia e Spagna – producono report più lunghi, spesso influenzati da pratiche contabili tradizionali. Le istituzioni finanziarie (FI) si distinguono per documenti ancora più estesi, a causa della maggiore complessità nella rendicontazione sulla tassonomia UE.
Materialità: cosa conta davvero
Solo il 10% delle aziende considera tutti e 10 gli standard tematici come materiali. Tre temi risultano dominanti nella maggioranza dei report:
- ESRS E1 – Cambiamento climatico (98%)
- ESRS S1 – Forza lavoro (99%)
- ESRS G1 – Condotta d’impresa (93%)
Al contrario, temi come biodiversità animale, microplastiche e diritti delle popolazioni indigene sono ancora marginali. Interessante notare come le aziende non finanziarie identifichino mediamente più tematiche materiali rispetto alle finanziarie.
Stakeholder engagement e doppia materialità
Il 97% dei preparatori coinvolge stakeholder interni nel processo di valutazione della doppia materialità, ma solo un terzo dialoga con ONG o comunità locali. L’EFRAG sottolinea la necessità di un coinvolgimento più ampio e rappresentativo, anche per prevenire rischi reputazionali e greenwashing.
Piani di transizione climatica: work in progress
Il 55% delle imprese dichiara di avere un piano di transizione climatica, ma solo una minoranza fornisce dettagli coerenti con la Implementation Guidance IG4. Meno della metà include le emissioni Scope 3 nei target. Tuttavia, si registra un’adozione crescente di target validati da SBTi, segno di un orientamento più rigoroso.
Carbon pricing e biodiversità ancora in ritardo
Solo il 20% adotta un prezzo interno del carbonio, con prevalenza nei settori mining, energia e trasporti. Le metriche sulla biodiversità sono presenti solo nel 30% dei report, e spesso in forma poco strutturata. I settori più avanzati sono edilizia, energia e immobiliare.
Diritti umani e forza lavoro
Il 93% delle aziende dichiara di garantire salari adeguati, ma con scarse distinzioni tra EEA e paesi terzi. Gli incidenti gravi sui diritti umani vengono raramente riportati: solo il 5% dei preparatori segnala effettivi episodi, evidenziando potenziali gap di trasparenza.
Conclusioni
Il primo ciclo di rendicontazione secondo gli ESRS mostra un quadro promettente, ma ancora disomogeneo. Le imprese stanno iniziando a familiarizzare con la nuova architettura normativa, ma permangono lacune su trasparenza, granularità e integrazione dei dati. L’EFRAG, attraverso questo report, fornisce un’importante base empirica per orientare gli sviluppi futuri della normativa e delle pratiche aziendali.


