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La sostenibilità aziendale nel 2025 secondo l’OCSE: disclosure in crescita ma sfide ancora aperte

La sostenibilità aziendale nel 2025 secondo l’OCSE: disclosure in crescita ma sfide ancora aperte

Il Global Corporate Sustainability Report 2025 dell’OCSE fotografa l’evoluzione delle pratiche di sostenibilità nelle imprese quotate a livello mondiale, analizzando governance, trasparenza, remunerazioni e investimenti in ricerca e sviluppo ambientale. Basato su un campione di oltre 44.000 società con una capitalizzazione complessiva di 125 trilioni di dollari, il report offre una visione dettagliata dei progressi compiuti e delle criticità persistenti nella transizione verso modelli d’impresa più sostenibili.

Cresce la trasparenza: il 91% del valore di mercato globale pubblica informazioni ESG

Tra il 2022 e il 2024 la percentuale di capitalizzazione di mercato rappresentata da imprese che pubblicano informazioni di sostenibilità è passata dall’86% al 91%. In termini assoluti, quasi 12.900 società rendicontano oggi dati ESG, contro le 9.600 del 2022.

Il settore energetico risulta il più trasparente (94% della capitalizzazione del comparto), mentre il real estate si colloca in fondo alla classifica (78%).

Le aziende che comunicano le proprie emissioni di gas serra Scope 1 e 2 rappresentano l’88% della capitalizzazione globale, mentre il 76% dichiara almeno una categoria di emissioni Scope 3, relative alla catena del valore. Si tratta di un progresso significativo, che segnala una crescente maturità nella gestione dei rischi climatici, anche se la qualità e la comparabilità dei dati restano eterogenee.

Standard di rendicontazione e assurance: verso una maggiore convergenza

Nel 2024, il 42% delle imprese che pubblicano informazioni di sostenibilità ha sottoposto i propri dati a verifica esterna. Tuttavia, nella maggior parte dei casi si tratta di una limited assurance (56%), mentre solo il 17% opta per una reasonable assurance, più rigorosa. Oltre la metà delle verifiche è condotta da revisori contabili.

Sul piano metodologico, le imprese utilizzano ancora una molteplicità di standard e quadri di riferimento. I più diffusi a livello globale sono:

  • gli Standard GRI, adottati da oltre 6.500 società;
  • le raccomandazioni TCFD (4.800 imprese);
  • gli Standard SASB (3.500 imprese).

Aumenta inoltre l’adozione dei nuovi standard IFRS S1 e S2 emanati dall’International Sustainability Standards Board (ISSB), oggi utilizzati da 582 imprese. In Europa, circa 1.800 società saranno soggette all’applicazione degli European Sustainability Reporting Standards (ESRS) dal 2025. Questa convergenza normativa segna un passo importante verso una rendicontazione più comparabile a livello internazionale.

Governance e incentivi: il ruolo crescente dei board e della remunerazione sostenibile

L’integrazione della sostenibilità nei meccanismi di governance avanza lentamente ma con segnali incoraggianti.

A livello globale, il 10% delle società quotate collega la remunerazione degli amministratori esecutivi a obiettivi ESG, una quota che sale al 21% nel settore energetico. In Europa la pratica è più diffusa (23% delle società, pari all’89% della capitalizzazione regionale), mentre in Asia emergente la percentuale scende al 6%.

Gli indicatori non finanziari più comuni nelle politiche retributive riguardano la salute, la sicurezza e l’ambiente (HSE), la riduzione delle emissioni di carbonio e la transizione energetica, ma crescono anche quelli legati alla diversità e inclusione.

Resta invece marginale il collegamento diretto fra compensi e obiettivi climatici misurabili: solo il 2% delle imprese (4% nel comparto energetico) include target di riduzione delle emissioni come KPI retributivi.

Settore energetico: un comparto cruciale e ancora contraddittorio

L’OCSE dedica un focus specifico all’energia, il settore che contribuisce da solo a quasi un terzo delle emissioni globalidichiarate dalle imprese.

Pur essendo il comparto con i più alti livelli di disclosure, emergono forti disallineamenti tra impegni ambientali e allocazione del capitale. Solo il 7% delle società energetiche comunica la quota di investimenti destinata a progetti “verdi”, e appena il 2,5% rendiconta la spesa in ricerca e sviluppo ambientale.

Tra il 2015 e il 2024, le aziende del settore hanno triplicato dividendi e riacquisti di azioni, mentre gli investimenti netti sono cresciuti di meno del 5%. Le spese in R&D, dopo un decennio di crescita, hanno subito un calo del 14% nel 2024.

Le valutazioni di doppia materialità: ampie divergenze tra impatti e rischi finanziari

Analizzando 42 valutazioni di doppia materialità condotte da imprese energetiche nel quadro della Direttiva europea CSRD, l’OCSE evidenzia una tendenza comune: la maggioranza delle aziende riconosce impatti ambientali significativi(l’86% cita la biodiversità, il 79% l’acqua, il 74% l’inquinamento), ma solo una minoranza li considera rischi finanziari materiali (36% nel caso della biodiversità).

Questo scollamento suggerisce che, in molti casi, mancano ancora incentivi economici a mitigare gli effetti negativi su ambiente e società.

Conclusioni

Il Global Corporate Sustainability Report 2025 descrive un panorama in evoluzione: la sostenibilità aziendale è ormai parte integrante delle strategie delle imprese quotate, ma la profondità e la qualità delle pratiche variano sensibilmente tra regioni e settori.

Le tendenze indicano progressi significativi nella trasparenza e nell’adozione di standard comuni, ma anche la necessità di colmare il divario tra impegni e azioni concrete, soprattutto in termini di investimenti, incentivi e misurazione degli impatti.

L’OCSE invita governi e mercati a rafforzare gli strumenti di governance e le politiche basate sul prezzo degli impatti ambientali, per orientare il capitale privato verso la transizione sostenibile e consolidare le basi di una crescita a lungo termine realmente resiliente.

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