Le emissioni di CO₂ per capita sono positivamente correlate ai rendimenti dei titoli di Stato decennali. È quanto emerge dalla ricerca "Decoding climate-related risks in sovereign bond pricing: a global perspective", luglio 2025, pubblicata dalla Banca dei Regolamenti Internazionali, di Sofia Anyfantaki, Marianna Blix Grimaldi, Carlos Madeira, Simona Malovana e Georgios Papadopoulos.
Il documento analizza in profondità il legame tra rischio climatico e rendimento dei titoli di Stato, fornendo un’inedita prospettiva globale. Lo studio prende in esame 52 economie (sviluppate ed emergenti) dal 2000 al 2023, con l’obiettivo di decodificare come i rischi climatici – fisici e di transizione – vengano riflessi nei costi di finanziamento dei governi.
Rischio di transizione: più emissioni, maggiori rendimenti
Il risultato principale dello studio è chiaro: le emissioni di CO₂ per capita sono positivamente correlate ai rendimenti dei titoli di Stato decennali, in particolare nei Paesi emergenti e ad alta intensità emissiva, soprattutto dopo l’Accordo di Parigi del 2015. Questo effetto, secondo gli autori, riflette il crescente riconoscimento da parte degli investitori del rischio economico e fiscale legato a una transizione climatica non gestita.
I rischi fisici: cronici e acuti, ma meno incorporati
Diversamente dal rischio di transizione, i rischi fisici cronici (come l’aumento graduale delle temperature medie) non sembrano influenzare i rendimenti sovrani in modo sistematico. Gli shock climatici acuti (come disastri naturali legati al clima) mostrano un impatto limitato nel lungo periodo, ma diventano più rilevanti nel medio termine, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo con elevato debito pubblico.
Tra i disastri, le siccità risultano i più destabilizzanti sul piano finanziario, seguite da tempeste e ondate di calore, con effetti più intensi nei Paesi poveri e con scarsa capacità fiscale.
La rilevanza della capacità fiscale
Lo studio sottolinea che il livello di debito pubblico è un fattore chiave nella trasmissione del rischio climatico. Nei Paesi con alto debito, i disastri naturali tendono a tradursi in maggiori aumenti nei rendimenti sovrani, segno della vulnerabilità fiscale. Viceversa, i Paesi con spazio fiscale riescono ad assorbire meglio gli shock, senza subire penalizzazioni immediate sul costo del debito.
Prospettive per politica e finanza
I risultati forniscono spunti cruciali per policy maker e investitori:
- La transizione climatica incide già oggi sul costo del debito sovrano, rendendo urgente l’adozione di politiche ambientali credibili.
- I rischi climatici sono asimmetrici, colpendo più duramente i Paesi a basso reddito e ad alta esposizione ambientale.
- È necessario integrare il rischio climatico nella gestione del debito sovrano e nella sorveglianza macroeconomica, soprattutto per evitare che si inneschi un circolo vizioso tra disastri climatici, aumento del debito e costi di finanziamento.
Conclusione
Lo studio dimostra che i mercati iniziano a prezzare il rischio climatico, almeno nelle sue componenti più tangibili. Ma evidenzia anche una significativa sottovalutazione del rischio fisico cronico, che potrebbe rappresentare una minaccia latente per la stabilità finanziaria. La finanza sovrana globale è chiamata a prepararsi per un futuro in cui il clima diventa un determinante strutturale del rischio-paese.


