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Buone pratiche della BCE per la gestione dei rischi climatici e legati alla natura

Buone pratiche della BCE per la gestione dei rischi climatici e legati alla natura

La Banca Centrale Europea ha pubblicato un aggiornamento del proprio compendio di buone pratiche per la gestione dei rischi climatici e legati alla natura, raccogliendo esperienze e metodologie già adottate da oltre sessanta banche europee.

L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che, nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni, molte metodologie utilizzate dagli intermediari risultano ancora poco mature, soprattutto per quanto riguarda la misurazione dei rischi fisici derivanti dal cambiamento climatico e dei rischi connessi al degrado degli ecosistemi.

Secondo la BCE, tutte le banche vigilate dispongono oggi delle strutture fondamentali necessarie per identificare e gestire i rischi climatici e ambientali. Tuttavia, permane il rischio che tali esposizioni siano ancora sottostimate e che non vengano pienamente integrate nei processi decisionali e di gestione del rischio.

Un contesto sempre più incerto

L’aggiornamento del compendio arriva in una fase caratterizzata da elevata incertezza economica, geopolitica e regolamentare.

La BCE evidenzia come il sistema finanziario debba prepararsi a scenari di transizione sempre meno lineari e più disordinati, nei quali i rischi di transizione e quelli fisici potrebbero manifestarsi con maggiore intensità e rapidità rispetto alle aspettative.

In questo contesto, la capacità delle banche di valutare scenari alternativi e di adattare tempestivamente le proprie strategie diventa un elemento essenziale della resilienza aziendale.

La pianificazione della transizione entra nella gestione prudenziale

Uno dei temi centrali del documento riguarda la pianificazione prudenziale della transizione.

La BCE sottolinea che non esiste un unico percorso di decarbonizzazione imposto alle banche. Gli intermediari sono però chiamati a valutare come differenti traiettorie di transizione possano influenzare il proprio modello di business, la qualità degli attivi e il profilo di rischio nel medio e lungo periodo.

Le esperienze raccolte mostrano come alcune banche stiano già trasformando la transizione in un’opportunità di sviluppo, soprattutto nei settori più difficili da decarbonizzare, quali acciaio, cemento e trasporti.

Invece di ridurre l’esposizione verso tali comparti, gli istituti più avanzati stanno sviluppando prodotti di transition finance e servizi di consulenza per accompagnare i clienti nei processi di trasformazione industriale.

Rischi fisici: servono analisi più granulari

Particolare attenzione viene dedicata ai rischi fisici derivanti dagli eventi climatici estremi.

Secondo la BCE, le tradizionali valutazioni basate su classificazioni territoriali aggregate non sono più sufficienti. Alcune banche stanno quindi sviluppando sistemi in grado di geolocalizzare con precisione immobili, impianti e garanzie, integrando mappe climatiche, dati territoriali e informazioni specifiche sui clienti.

Questi approcci consentono di valutare con maggiore accuratezza l’impatto di alluvioni, incendi boschivi, siccità e altri fenomeni estremi sul merito creditizio delle controparti e sul valore delle garanzie.

Analisi di scenario e stress test sempre più sofisticati

La BCE considera l’analisi di scenario e gli stress test strumenti indispensabili per la gestione dei rischi climatici e ambientali.

Tra le pratiche più avanzate osservate figurano metodologie che valutano il rischio di transizione a livello della singola impresa finanziata. In tali modelli, fattori quali il prezzo della CO₂, gli investimenti necessari per la decarbonizzazione o l’evoluzione della normativa ambientale vengono tradotti in effetti economico-finanziari e incorporati nei sistemi interni di rating.

L’obiettivo è superare le valutazioni basate esclusivamente su medie settoriali e ottenere una misurazione più accurata delle vulnerabilità delle singole controparti.

Cresce l’attenzione ai rischi legati alla natura

Per la BCE, i rischi derivanti dalla perdita di biodiversità e dal degrado degli ecosistemi rappresentano una delle principali frontiere della gestione dei rischi ESG.

Sebbene la maggior parte delle banche abbia già effettuato valutazioni preliminari di materialità, solo una parte limitata degli intermediari ha iniziato a integrare tali risultati nei processi di gestione del rischio.

Per questo motivo circa un terzo delle nuove pratiche incluse nel compendio riguarda proprio i rischi naturali.

Tra gli strumenti emergenti figurano l’utilizzo di indicatori relativi alla dipendenza delle imprese dai servizi ecosistemici, l’analisi della pressione sulle risorse idriche, la valutazione dell’impatto sulla biodiversità e l’impiego di dati geografici relativi alle aree protette.

Alcune banche stanno inoltre integrando questi aspetti nei propri processi ICAAP e sviluppando specifiche analisi di scenario dedicate ai rischi naturali.

Dialogo con la clientela e nuove opportunità di business

Un elemento ricorrente nelle esperienze raccolte dalla BCE riguarda il crescente utilizzo del dialogo con la clientela come strumento di gestione del rischio.

Piuttosto che interrompere le relazioni con imprese considerate maggiormente esposte ai rischi climatici o ambientali, molte banche stanno adottando strategie di accompagnamento, raccogliendo dati più dettagliati, offrendo consulenza e sviluppando prodotti finanziari dedicati alla transizione.

Secondo la BCE, questo approccio consente di migliorare la qualità della gestione del rischio e, allo stesso tempo, di cogliere le opportunità economiche generate dalla trasformazione sostenibile dell’economia.

Le priorità della vigilanza europea

La BCE ritiene che i rischi climatici e naturali possano ancora essere sottovalutati dal sistema finanziario, soprattutto a causa della loro natura di lungo periodo, delle interazioni tra diversi fattori di rischio e della crescente frequenza degli eventi estremi.

Per questo motivo la vigilanza europea continuerà a concentrare la propria attenzione sulla corretta misurazione dei rischi fisici, sull’integrazione dei rischi climatici e naturali nei processi decisionali e sulla capacità delle banche di operare in scenari caratterizzati da elevata incertezza.

L’obiettivo finale resta quello di garantire un sistema bancario resiliente, capace di sostenere gli investimenti necessari per le transizioni verde, digitale e industriale dell’economia europea.

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