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Rating ESG: il Governo adegua il Testo Unico della Finanza alle nuove regole europee

Rating ESG: il Governo adegua il Testo Unico della Finanza alle nuove regole europee

Il Consiglio dei Ministri del 10 giugno 2026 ha approvato, in esame preliminare, uno schema di decreto legislativo volto ad adeguare il Testo Unico della Finanza (TUF) al nuovo Regolamento (UE) 2024/3005 sui rating ESG, introducendo al contempo una serie di disposizioni integrative e correttive alla normativa recentemente adottata in materia finanziaria.

Il provvedimento rappresenta un tassello importante nel processo di rafforzamento della finanza sostenibile europea e mira ad aumentare la trasparenza, l’affidabilità e l’integrità dei rating ambientali, sociali e di governance (ESG), strumenti sempre più utilizzati da investitori, banche, gestori e imprese per valutare la sostenibilità delle organizzazioni. 

Perché l’Europa interviene sui rating ESG

Negli ultimi anni i rating ESG hanno assunto un ruolo centrale nei mercati finanziari. Le valutazioni elaborate da agenzie specializzate influenzano infatti le decisioni di investimento, l’accesso al capitale da parte delle imprese e la costruzione dei prodotti finanziari sostenibili.

Tuttavia, il settore è cresciuto in assenza di un quadro normativo armonizzato. Diverse metodologie, criteri di valutazione non sempre trasparenti e potenziali conflitti di interesse hanno spesso generato risultati molto differenti per la stessa impresa, alimentando dubbi sulla comparabilità e sull’affidabilità dei giudizi ESG. 

Il nuovo Regolamento europeo nasce proprio con l’obiettivo di ridurre queste criticità e di aumentare la fiducia degli investitori nelle informazioni utilizzate per valutare la sostenibilità degli emittenti.

Cosa prevede il Regolamento UE 2024/3005

La nuova disciplina europea non impone una metodologia unica per l’elaborazione dei rating ESG, ma introduce requisiti rigorosi in materia di:

  • autorizzazione dei fornitori di rating ESG;
  • trasparenza delle metodologie utilizzate;
  • pubblicazione delle fonti informative;
  • governance interna;
  • gestione e prevenzione dei conflitti di interesse;
  • controlli e vigilanza. 

L’obiettivo è garantire che i giudizi ESG siano formulati attraverso processi chiari, verificabili e indipendenti, riducendo il rischio di valutazioni opache o influenzate da interessi commerciali.

Il ruolo dell’ESMA e della Consob

Il regolamento attribuisce all’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) un ruolo centrale nella supervisione dei fornitori di rating ESG operanti nell’Unione Europea. 

Per rendere operativo il sistema di vigilanza a livello nazionale, il decreto individua la Consob quale autorità competente per l’esercizio delle funzioni e dei poteri previsti dal regolamento europeo. 

La scelta appare coerente con le competenze già attribuite alla Commissione Nazionale per le Società e la Borsa in materia di tutela degli investitori, mercati finanziari e trasparenza delle informazioni.

La Consob fungerà quindi da presidio nazionale, collaborando con l’ESMA nell’applicazione della nuova disciplina e nel controllo degli operatori interessati.

Trasparenza e conflitti di interesse sotto osservazione

Uno degli aspetti più rilevanti della riforma riguarda la gestione dei conflitti di interesse.

I fornitori di rating ESG dovranno adottare assetti organizzativi adeguati a garantire l’indipendenza delle valutazioni e a evitare che attività di consulenza o rapporti commerciali possano compromettere l’oggettività dei giudizi espressi.

Particolare attenzione viene inoltre riservata alla trasparenza metodologica. Gli operatori dovranno rendere pubblici i criteri utilizzati per l’attribuzione dei rating, le fonti informative considerate e gli eventuali cambiamenti nei modelli di valutazione. 

Per gli investitori sarà quindi più semplice comprendere come viene costruito un rating ESG e confrontare valutazioni provenienti da soggetti diversi.

Le disposizioni correttive al Testo Unico della Finanza

Il decreto non si limita all’adeguamento al regolamento sui rating ESG.

Il testo contiene anche disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo n. 47/2026, nonché interventi di coordinamento sul Codice Civile e sul Testo Unico della Finanza. Tali modifiche riguardano principalmente la correzione di errori materiali, rinvii normativi e refusi, con l’obiettivo di migliorare la chiarezza e la coerenza dell’ordinamento. 

Si tratta di interventi apparentemente tecnici ma particolarmente importanti in un settore caratterizzato da una crescente stratificazione normativa e da una forte integrazione tra diritto nazionale e diritto europeo.

Impatti per imprese, investitori e operatori finanziari

La nuova disciplina avrà effetti significativi sull’intero ecosistema della finanza sostenibile.

Per gli investitori, l’aumento della trasparenza e della qualità dei rating ESG dovrebbe tradursi in informazioni più affidabili e comparabili per le decisioni di investimento.

Per le imprese, soprattutto quelle che accedono ai mercati dei capitali o che intendono attrarre investitori orientati alla sostenibilità, diventerà sempre più importante comprendere i criteri utilizzati dai provider ESG e migliorare la qualità delle informazioni non finanziarie comunicate al mercato.

Per i fornitori di rating, infine, il regolamento comporterà l’introduzione di nuovi obblighi organizzativi e di governance, oltre alla necessità di ottenere le autorizzazioni previste dalla normativa europea.

Un nuovo passo verso la credibilità della finanza sostenibile

L’intervento normativo conferma la volontà dell’Unione Europea di rafforzare l’infrastruttura regolamentare della finanza sostenibile.

Dopo l’introduzione della SFDR, della Tassonomia europea, della CSRD e degli ESRS, anche il mercato dei rating ESG viene ora sottoposto a regole comuni volte a migliorare trasparenza, affidabilità e comparabilità delle informazioni.

L’adeguamento del TUF al Regolamento (UE) 2024/3005 rappresenta quindi un ulteriore passo nella costruzione di un mercato finanziario europeo in cui la sostenibilità possa essere valutata attraverso criteri più robusti, verificabili e credibili, contribuendo a rafforzare la fiducia degli investitori e a contrastare i rischi di greenwashing.

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