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Fondi ESG: le nuove regole ESMA riducono il rischio di greenwashing nei nomi dei fondi

Fondi ESG: le nuove regole ESMA riducono il rischio di greenwashing nei nomi dei fondi

L’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) ha pubblicato un’analisi sull’impatto delle proprie Linee guida relative all’utilizzo di termini ESG o di sostenibilità nei nomi dei fondi di investimento. Lo studio rappresenta una delle prime valutazioni empiriche degli effetti concreti di una misura regolamentare pensata per contrastare il fenomeno del greenwashing nel settore del risparmio gestito.

L’intervento normativo nasce dalla rapida crescita dei fondi che utilizzano riferimenti ESG nella propria denominazione. Secondo precedenti analisi ESMA, la quota di fondi UCITS con termini ESG nel nome è passata dal 5% nel 2019 al 15% nel 2024, evidenziando come tali denominazioni siano diventate un importante strumento di marketing e di attrazione degli investitori.

Le Linee guida ESMA del 2024

Le Linee guida, pubblicate il 14 maggio 2024 e applicabili ai fondi esistenti dal 21 maggio 2025, introducono criteri armonizzati per l’utilizzo di termini quali “ESG”, “sostenibile”, “ambientale”, “impatto”, “transizione”, “sociale” o “governance” nei nomi dei fondi.

La disciplina prevede:

  • almeno l’80% degli investimenti coerente con le caratteristiche ambientali o sociali dichiarate o con l’obiettivo di investimento sostenibile;
  • specifiche esclusioni per attività controverse e, nei casi più stringenti, per attività legate ai combustibili fossili;
  • per i fondi che utilizzano il termine “sostenibile”, almeno il 50% degli investimenti deve qualificarsi come investimento sostenibile.

Le regole distinguono inoltre tra diversi livelli di ambizione ESG, introducendo una sorta di gerarchia tra i termini utilizzabili. I fondi che impiegano espressioni come “environmental”, “impact” o “sustainable” sono soggetti ai criteri più severi, inclusi quelli derivati dai Paris-Aligned Benchmarks (PAB), che prevedono l’esclusione di determinate attività connesse ai combustibili fossili.

Come hanno reagito i gestori europei

Per valutare gli effetti delle Linee guida, ESMA ha analizzato circa 1.000 comunicazioni agli investitori provenienti dai 25 maggiori gestori europei, che amministrano complessivamente circa 7.500 miliardi di euro. Il campione comprende 924 fondi per un patrimonio di circa 840 miliardi di euro.

I risultati mostrano una risposta significativa del mercato:

  • il 64% dei fondi interessati ha modificato il proprio nome;
  • il 56% ha aggiornato la propria politica di investimento;
  • oltre un terzo dei fondi che hanno cambiato nome ha anche modificato la propria strategia di investimento.

L’aspetto più rilevante è che il 61% dei fondi che hanno modificato la denominazione ha eliminato completamente i riferimenti ESG dal nome, mentre un ulteriore 21% ha adottato termini considerati meno impegnativi sotto il profilo regolamentare.

Molti fondi hanno sostituito i riferimenti ESG con nuove espressioni quali “Screened”, “Scored”, “Select”, “Advanced” o “Committed”, fenomeno che ESMA ha dichiarato di voler monitorare attentamente per verificare che tali termini non diventino nuove forme indirette di comunicazione ESG potenzialmente fuorviante.

Maggiore attenzione alle esclusioni sui combustibili fossili

Le modifiche alle politiche di investimento hanno riguardato principalmente l’introduzione di criteri di esclusione relativi ai combustibili fossili. Su 530 fondi che hanno aggiornato la documentazione precontrattuale, 475 hanno inserito riferimenti espliciti ai criteri di esclusione previsti dalle Linee guida ESMA.

L’analisi di oltre 4.000 fondi europei con termini ESG nel nome evidenzia che i fondi maggiormente esposti a società coinvolte in attività fossili incompatibili con i criteri PAB sono stati quelli più propensi a rinunciare ai riferimenti ESG nella denominazione.

Secondo ESMA, i fondi con esposizioni ai combustibili fossili risultano circa il 60% più propensi a modificare il proprio nome rispetto ai fondi già conformi ai nuovi requisiti.

Lo studio evidenzia inoltre un comportamento particolarmente marcato da parte dei gestori con sede negli Stati Uniti. A parità di esposizione ai combustibili fossili, i fondi gestiti da operatori statunitensi mostrano una probabilità significativamente più elevata di eliminare i riferimenti ESG rispetto ai gestori europei.

Portafogli più allineati alle promesse ESG

Uno degli aspetti più interessanti dell’analisi riguarda l’evoluzione dei portafogli successivamente alla pubblicazione delle Linee guida.

ESMA rileva che i fondi che hanno mantenuto termini ESG nella propria denominazione hanno ridotto le esposizioni verso attività legate ai combustibili fossili di oltre il 40% rispetto ai livelli precedenti all’entrata in vigore delle nuove regole. Tale riduzione corrisponde a circa 5 miliardi di euro di investimenti dismessi.

Al contrario, i fondi che hanno scelto di eliminare i riferimenti ESG hanno registrato una riduzione molto più contenuta, pari a circa 500 milioni di euro.

Questi risultati suggeriscono che le Linee guida non hanno prodotto soltanto un cambiamento terminologico, ma hanno incentivato un effettivo riallineamento tra le promesse comunicate agli investitori e le strategie di investimento sottostanti.

Un passo avanti nella lotta al greenwashing

Le conclusioni di ESMA sono positive. L’Autorità ritiene che le Linee guida abbiano favorito una maggiore coerenza nell’utilizzo della terminologia ESG, rafforzando al contempo la tutela degli investitori.

I fondi con strategie meno ambiziose hanno in larga misura rinunciato ai riferimenti ESG, mentre quelli che hanno mantenuto tali termini stanno progressivamente rendendo i propri portafogli più coerenti con le aspettative generate dalla denominazione stessa.

L’esperienza delle Linee guida ESMA rappresenta quindi un importante banco di prova per la regolamentazione della finanza sostenibile europea. Il messaggio che emerge è chiaro: nella finanza sostenibile non conta soltanto ciò che viene dichiarato, ma soprattutto la capacità di dimostrare che le caratteristiche ESG comunicate agli investitori trovino effettivo riscontro nelle scelte di investimento adottate.

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