L’Europa si trova di fronte a una delle più grandi sfide economiche della sua storia recente: finanziare la trasformazione necessaria per sostenere la competitività, la transizione energetica, la digitalizzazione, la difesa e la coesione sociale.
Secondo il nuovo rapporto “European Bank Competitiveness”, commissionato dalla Federazione Bancaria Europea (EBF) a Oliver Wyman, il fabbisogno aggiuntivo di investimenti nell’Unione Europea ha raggiunto circa 1.400 miliardi di euro all’anno, pari a circa il 7% del PIL europeo. Una stima significativamente superiore agli 800 miliardi di euro annui indicati nel Rapporto Draghi pubblicato nel 2024.
Il dato evidenzia la crescente urgenza di rafforzare la capacità dell’Europa di mobilitare risorse finanziarie verso investimenti strategici e di lungo periodo.
Un fabbisogno di investimenti in continua crescita
L’aumento delle esigenze finanziarie è legato a diversi fattori.
Alla già impegnativa agenda della transizione energetica e digitale si sono aggiunti nuovi investimenti necessari per la sicurezza e la difesa europea, oltre a maggiori esigenze ambientali e sociali. Secondo il rapporto, i principali ambiti di investimento riguardano:
- transizione energetica;
- infrastrutture digitali;
- intelligenza artificiale;
- semiconduttori;
- difesa e sicurezza;
- innovazione e ricerca;
- infrastrutture sociali;
- protezione ambientale.
Molti di questi progetti presentano caratteristiche particolarmente impegnative per il sistema finanziario: elevata intensità di capitale, lunghi tempi di ritorno economico e livelli di rischio superiori rispetto agli investimenti tradizionali.
Il vero problema non è la mancanza di risparmio
Uno degli aspetti più interessanti dello studio è la constatazione che l’Europa non soffre di una carenza di risorse finanziarie.
Le famiglie europee detengono infatti circa 37.000 miliardi di euro di attività finanziarie, ma solo una quota limitata viene canalizzata verso investimenti produttivi. Il problema non riguarda quindi la disponibilità di capitale, bensì la capacità del sistema finanziario europeo di allocarlo efficacemente verso i settori strategici per la crescita.
Secondo gli autori del rapporto, l’Europa dispone di abbondante risparmio privato, ma manca ancora un ecosistema finanziario sufficientemente integrato e sviluppato per trasformare tale risparmio in investimenti produttivi.
Le banche restano il pilastro del finanziamento dell’economia
Nonostante la crescita dei mercati dei capitali, le banche continuano a rappresentare il principale canale di finanziamento dell’economia europea.
Lo studio evidenzia che circa il 65% del finanziamento al settore non finanziario nell’Unione Europea proviene ancora dal sistema bancario. Le banche svolgono inoltre un ruolo essenziale nel collegare risparmio e investimenti, valutare il rischio, originare credito e favorire lo sviluppo dei mercati dei capitali.
Tuttavia, la capacità degli istituti di credito di sostenere la crescita europea risulta oggi limitata da diversi fattori.
Regolamentazione e vigilanza frenano la capacità di finanziamento
Secondo il rapporto, le riforme introdotte dopo la crisi finanziaria del 2008 hanno rafforzato significativamente la resilienza del sistema bancario europeo, aumentando capitale, liquidità e controlli.
Tuttavia, il progressivo accumulo di requisiti regolamentari e prudenziali avrebbe prodotto anche effetti indesiderati.
L’aumento dei requisiti patrimoniali, della complessità normativa e degli oneri di vigilanza ha infatti ridotto gli incentivi delle banche a finanziare investimenti caratterizzati da:
- durata elevata;
- maggiore assorbimento di capitale;
- rischio più elevato;
- ritorni economici differiti nel tempo.
Il risultato è che gli istituti tendono a privilegiare attività meno rischiose e con minore assorbimento patrimoniale, come i mutui residenziali, a scapito di investimenti strategici per la competitività europea.
La Savings and Investments Union come leva strategica
Per superare questi limiti, il rapporto individua nella realizzazione della Savings and Investments Union (SIU) una delle priorità strategiche per l’Unione Europea.
L’obiettivo è creare un vero mercato unico dei capitali capace di:
- favorire la mobilitazione del risparmio privato;
- sviluppare mercati finanziari più profondi e integrati;
- agevolare il finanziamento delle imprese innovative;
- aumentare l’accesso ai capitali per PMI e start-up;
- rafforzare il collegamento tra risparmio e investimenti produttivi.
Secondo gli autori, la SIU dovrà diventare molto più di un progetto istituzionale e trasformarsi in uno strumento concreto per sostenere la competitività europea.
Le sette raccomandazioni per rafforzare la competitività bancaria
Il rapporto formula sette raccomandazioni principali per consentire alle banche europee di svolgere un ruolo più incisivo nel finanziamento dell’economia.
Tra le proposte figurano:
- Razionalizzare i requisiti patrimoniali aggiuntivi.
- Introdurre esplicitamente obiettivi di crescita e competitività nella regolamentazione e nella vigilanza.
- Modernizzare il processo normativo.
- Sviluppare pienamente la Savings and Investments Union.
- Rilanciare il mercato europeo delle cartolarizzazioni.
- Rivedere alcune regole prudenziali che limitano l’attività bancaria.
- Ridurre la frammentazione del mercato bancario europeo favorendo integrazione e consolidamento.
Secondo le stime del rapporto, una revisione mirata di alcuni requisiti patrimoniali potrebbe liberare decine di miliardi di euro di capitale e generare centinaia di miliardi di nuova capacità di finanziamento.
Il costo dell’inazione
La conclusione del rapporto è netta: l’inazione non rappresenta un’opzione.
Se l’Europa non riuscirà a costruire un sistema finanziario più efficiente e integrato, rischia di vedere ampliarsi il divario competitivo rispetto ad altre grandi economie, in particolare Stati Uniti e Cina.
La capacità di finanziare innovazione, infrastrutture, transizione energetica e sicurezza rappresenta oggi una questione strategica per la prosperità economica, l’autonomia industriale e la resilienza dell’Unione Europea.
Per questo motivo, secondo la Federazione Bancaria Europea, il rafforzamento della competitività delle banche e la realizzazione di un ecosistema finanziario pienamente integrato devono diventare priorità centrali dell’agenda europea dei prossimi anni.
L’Europa dispone del risparmio necessario per affrontare le sfide del futuro. La vera sfida consiste ora nel creare i meccanismi in grado di trasformare quel risparmio in investimenti produttivi, innovazione e crescita sostenibile.


