Il Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP) prevede che entro il 2030 i requisiti finanziari per l'adattamento fisico e la resilienza nei paesi in via di sviluppo potrebbero raggiungere fino a 387 miliardi di USD all'anno, mentre le necessità globali di finanziamenti per l'adattamento e la resilienza supereranno di gran lunga questa cifra.
Sebbene i finanziamenti del settore pubblico da soli siano insufficienti a soddisfare queste esigenze, esiste un'enorme quantità di capitale privato disponibile a livello mondiale per sostenere la necessaria transizione verso società più resilienti. La sfida consiste nel dirigere questi flussi di capitale verso gli investimenti giusti.
Il mercato del debito sostenibile, con le sue varie etichette tematiche, è diventato un meccanismo chiave per incanalare gli investimenti del mercato dei capitali verso l'azione per il clima. Nella prima metà del 2024 sono stati emessi più di 4,2 trilioni di USD in debito green, sociale, sostenibile e collegato alla sostenibilità (GSS+), e si prevede che questo numero crescerà significativamente nei prossimi anni.
Tuttavia, gli strumenti finanziari progettati e etichettati esplicitamente per supportare gli investimenti in resilienza sono ancora limitati. Un grande ostacolo è la mancanza di definizioni chiare e basate su evidenze su cosa costituisca un investimento in resilienza. Stabilendo definizioni e regole chiare, l'insieme degli investimenti idonei all'inclusione nei green bond e in altri titoli tematici può essere ampliato per includere quelli che promuovono la resilienza. Questo riguarderà non solo gli investimenti che mitigano gli effetti fisici diretti del cambiamento climatico (ad esempio, barriere contro le inondazioni, sistemi di allerta precoce), ma anche quelli che affrontano le vulnerabilità di base delle persone e degli ecosistemi al cambiamento climatico (ad esempio, sanità, alloggi, equità di genere, deforestazione).
Per oltre un decennio, il Climate Bonds Initiative ha aperto la strada a un approccio basato su una tassonomia per le migliori pratiche di investimento sostenibile. Lo sviluppo della Climate Bonds Resilience Taxonomy (CBRT) è una delle diverse strategie chiave che l'organizzazione sta implementando nell'ambito del suo Global Resilience Programme per mobilitare finanziamenti a favore della resilienza climatica.
Questa tassonomia promuoverà un approccio più coerente, trasparente e sistematico alla definizione e all'identificazione degli investimenti in resilienza, ampliando le opportunità di investimento green. Gli investitori saranno meglio equipaggiati per valutare quali asset sono pronti per il futuro, consentendo al settore pubblico e privato di attrarre il capitale necessario per rendere i loro progetti e asset resilienti al clima.
La Metodologia CBRT illustra i principi fondamentali, le definizioni e le motivazioni chiave che costituiscono la base della tassonomia, nonché i criteri di ammissibilità e il sistema di classificazione utilizzato per guidare l'identificazione degli investimenti in resilienza. Questo documento è una risorsa essenziale per comprendere come è stata sviluppata la tassonomia e fornisce una guida completa per la sua applicazione efficace.
La versione 1 della CBRT offre un elenco dettagliato di investimenti idonei, ciascuno accompagnato da criteri di selezione provvisori che saranno convalidati, perfezionati ed espansi dai Gruppi di Lavoro Tematici negli aggiornamenti futuri.
Lo sviluppo della CBRT sarà guidato dai contributi del Resilience Taxonomy Advisory Group (RTAG) e dei Gruppi di Lavoro Tematici (TWG).


