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Finanza sostenibile d’impresa in Italia: solo una azienda su quattro investe nel green e il credito bancario resta limitato

Finanza sostenibile d’impresa in Italia: solo una azienda su quattro investe nel green e il credito bancario resta limitato

La transizione verso un’economia più sostenibile richiede investimenti significativi da parte delle imprese. Tuttavia, nonostante la crescente attenzione ai temi ESG e gli incentivi pubblici introdotti negli ultimi anni, gli investimenti ambientali delle aziende italiane restano ancora relativamente contenuti e fortemente concentrati nelle imprese di maggiori dimensioni.

È quanto emerge dal Quaderno di Economia e Finanza n. 1021 della Banca d’Italia, intitolato Corporate sustainable finance in recent years: insights from Italy, che analizza gli investimenti sostenibili realizzati dalle imprese italiane tra il 2021 e il 2024 e le modalità con cui tali investimenti vengono finanziati.

Solo il 27% delle imprese ha effettuato investimenti green

Secondo l’indagine condotta dalla Banca d’Italia, appena il 27% delle imprese italiane con almeno 20 dipendenti ha realizzato tra il 2021 e il 2024 investimenti finalizzati al miglioramento dell’efficienza energetica o all’aumento dell’utilizzo e della produzione di energia da fonti rinnovabili. Un ulteriore 11% aveva effettuato investimenti analoghi negli anni precedenti al 2021.

La propensione a investire cresce sensibilmente con la dimensione aziendale:

  • 24% delle imprese con 20-49 dipendenti;
  • 27% delle imprese con 50-99 dipendenti;
  • 34% delle imprese con 100-249 dipendenti;
  • 49% delle imprese con oltre 250 dipendenti.

Il divario dimensionale risulta molto più marcato rispetto agli investimenti tradizionali, evidenziando come la sostenibilità richieda capacità finanziarie, organizzative e manageriali spesso più presenti nelle grandi imprese.

I settori più impegnati nella transizione

L’analisi mostra che gli investimenti green risultano particolarmente diffusi nei comparti manifatturieri, soprattutto nei settori:

  • alimentare;
  • chimica e plastica;
  • meccanica;
  • energia.

Particolarmente significativa è la correlazione con la Tassonomia europea. Le imprese appartenenti ai cosiddetti settori “eligible and transitional”, cioè quelli che possono contribuire in modo rilevante alla riduzione delle emissioni di gas serra attraverso investimenti di riconversione industriale, presentano una probabilità di investire nel green superiore di circa 9 punti percentuali rispetto alle altre aziende.

Le imprese finanziano il green soprattutto con risorse proprie

Uno dei risultati più interessanti dello studio riguarda le fonti di finanziamento degli investimenti sostenibili.

Circa il 70% delle imprese finanzia i progetti ambientali prevalentemente attraverso l’autofinanziamento, mentre solo il 25% ricorre principalmente a prestiti bancari o ad altri intermediari finanziari. L’utilizzo di strumenti di mercato come obbligazioni o aumenti di capitale risulta quasi irrilevante.

La situazione cambia in funzione della dimensione aziendale:

  • le grandi imprese utilizzano maggiormente risorse interne;
  • le PMI dipendono in misura più significativa dal credito bancario;
  • il sostegno pubblico assume un ruolo più rilevante nelle aziende di minori dimensioni.

Secondo gli autori, la capacità di autofinanziarsi rappresenta uno dei principali fattori che favoriscono la realizzazione degli investimenti sostenibili.

Le imprese più solide investono di più

Lo studio evidenzia inoltre che le aziende che investono nella sostenibilità presentano mediamente caratteristiche finanziarie migliori rispetto alle altre.

Le imprese green risultano infatti:

  • maggiormente patrimonializzate;
  • dotate di una quota più elevata di attività tangibili;
  • complessivamente più solide sotto il profilo finanziario.

La sostenibilità sembra quindi essere associata a una maggiore robustezza economica e patrimoniale, confermando che la disponibilità di risorse finanziarie costituisce un elemento importante per affrontare investimenti caratterizzati da ritorni spesso distribuiti nel lungo periodo.

I prestiti green delle banche restano una nicchia

Dal lato degli intermediari finanziari emergono risultati altrettanto interessanti.

Secondo la Regional Bank Lending Survey della Banca d’Italia, circa il 40% delle banche considera rilevanti gli obiettivi ambientali delle imprese nella concessione del credito. La percentuale aumenta sensibilmente tra gli istituti di maggiori dimensioni.

Nonostante ciò, i finanziamenti verdi rappresentano ancora una quota molto limitata del credito alle imprese:

  • circa il 4% delle nuove erogazioni tra il 2021 e il 2023;
  • circa il 3% dei prestiti in essere nel 2023.

I dati evidenziano quindi che il mercato del credito green è ancora in una fase iniziale di sviluppo.

Il problema dei dati ESG

Uno dei principali ostacoli individuati dalle banche riguarda la difficoltà di integrare le informazioni ambientali nei modelli di valutazione del rischio di credito.

Tra le criticità più frequentemente segnalate figurano:

  • difficoltà nell’integrare i dati ESG nei sistemi di rating;
  • carenza di informazioni sulla sostenibilità delle imprese;
  • assenza di obiettivi ambientali formalizzati da parte delle aziende.

La qualità e la disponibilità dei dati ESG emergono quindi come una delle principali condizioni necessarie per favorire una maggiore diffusione della finanza sostenibile.

I prestiti green offrono condizioni migliori

Quando concessi, i finanziamenti green presentano generalmente condizioni più favorevoli rispetto ai prestiti tradizionali.

Il principale vantaggio consiste in tassi di interesse più contenuti, mentre assumono un ruolo importante anche le garanzie pubbliche e gli strumenti agevolativi. Circa un terzo delle banche intervistate considera infatti le misure pubbliche di supporto un elemento molto rilevante per la concessione di prestiti destinati alla sostenibilità.

Le implicazioni per la transizione sostenibile

Le conclusioni della Banca d’Italia evidenziano come la transizione verde delle imprese italiane sia ancora in una fase di consolidamento.

Le PMI, che rappresentano la struttura portante del sistema produttivo nazionale, continuano a incontrare difficoltà legate alla disponibilità di risorse finanziarie, alla raccolta dei dati ESG e alla capacità di pianificare investimenti con ritorni di lungo periodo.

Per accelerare il percorso di sostenibilità sarà quindi necessario il contributo congiunto di imprese, banche, istituzioni pubbliche e regolatori. Da un lato occorrerà favorire la disponibilità di strumenti finanziari adeguati; dall’altro sarà fondamentale sviluppare standard informativi più omogenei e ridurre l’incertezza normativa che ancora caratterizza il quadro della finanza sostenibile.

La ricerca conferma che la sostenibilità non è soltanto una questione ambientale, ma anche una sfida finanziaria e organizzativa che richiede competenze, capitali e una maggiore integrazione tra economia reale e sistema finanziario.

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